Pubblicato da: trequattrocinque | 30 dicembre 2010

Giochiamo con iplozero

Ecco a voi un nuovo programma, creato dal mio professore di Matematica elementare da un punto di vista superiore (A).

Si chiama iplozero: permette di disegnare geometricamente in base a dei comandi che noi predisponiamo. Chiaramente non è subito accessibile, pur non essendo difficile, occorre conoscere alcuni comandi con le loro abbreviazioni, per poter dare delle precise consegne al programma.

Vi sono tre finestre: una su cui fare il disegno, una per dare imput ai nostri comandi, infine abbiamo una pagina bianca che può servirci come blocchetto per appunti.

La figura principale che presenta iplozero è la tartaruga (che possiede la forma di un triangolo).

Attraverso essa noi ci spostiamo, se desideriamo tracciare una linea basta dare il comando “giu la penna” (o solo “giu”) dando indicazioni precise di quanto vorremmo farla camminare, mentre se preferiamo non lasciare tracce sul foglio occorre scrivere “su la penna” ( o solo “su”).

Vi sono poi molti atri comandi: il primo che bisogna dare è quello di “pulisci schermo” o anche solo ps.

La tarta può anche andare indietro, anche solo con il comando abbreviato i.

Ad ogni comando però, non bisogna dimenticare di aggiungere sempre di quanti passi vogliamo si sposti. Tra la direzione (destra, indietro, avanti) e il numero di passi dobbiamo lasaciare uno spazio bianco.

Se vogliamo fare un quadrato possiamo abbreviare la procedura scrivendo semplicemente:

ripeti 4 [avanti 100 destra 90]

oppure solamente

ripeti 4 [a 100 d 90]

100 starà a significare il lato del nostro quadrato, mentre 90 lo spostamento che ogni volta dovrà fare la tarta (tartaruga) cioè l’ampiezza dell’angolo retto.

Se vogliamo ripartire dal punto d’inizio riposizionando la tarta basta dare il comando “tana”.

Per salvare il nostro capolavoro finale basta scrivere:

tartaconserva “nomelavoro.BMP

Ora vi mostro una semplice casetta realizzata appunto con iplozero.

Pubblicato da: trequattrocinque | 15 dicembre 2010

La geometria ci insegna la natura

La geometria non si limita solo a descrivere le forme, ma prova anche a insegnarci, nel vero senzo del verbo, la natura.

I frattali sono tutte quelle forme geometriche con precisi dettagli, che anche se ingranditi, rimangono tali.

La geometria ci insegna anche molte altre cose: prendiamo per esempio la sfera, pensiamo alle bocce natalizie, alle bolle di sapone, ma se vogliamo analizzare questo concetto più in profondità troveremo che non vi è nulla di più semplice e naturale della forma sferica, basta pensare ai pianeti, persino un piccolissimo granello di polline. E le cellule? anche loro che danno vita “alla vita” sono sferiche.

Pubblicato da: trequattrocinque | 15 dicembre 2010

L’obiettivo della geometria

La definizione da dizionario dice che la geometria è un ramo della aritmetica che studia le proprietà delle figure nello spazio, è l’organizzazione razionale di spazi e corpi.

Ecco allo che attraverso una classica e chiara definizione abbiamo molto più chiaro il perchè in questo percorso in preparazione all’esame di matematica 2 (geometria) abbiamo lavorato molto sull’organizzazione dello spazio (percorsi, progettazione gita, mappe e piantine della camera, della casa, del quartiere e del nostro paese).

Quindi possiamo dedurre che se la geometria oraganizza in modo razionale lo spazio e i corpi, organizzi la realtà.

Niente di più banale forse, ma non sempre ci rendiamo conto, di quanto la geometria sia vicina a noi, sia in noi!

Viviamo in un mondo fatto da geometria, figure geometriche, forme…

Questo non fa altro che permetterci di strutturare la nostra esperienza nello spazio (relazioni tra gli oggetti, misure…) .

Concludo dal titolo: l’obiettivo principale della geometria è formare il pensiero e dare strumenti, che ci permettano di vivere bene, coinvolti, nello spazio in cui viviamo.

Pubblicato da: trequattrocinque | 15 dicembre 2010

Ecco il mio nome!

Non penserete davvero che non ricordassi più come mi chiamo…

ma ho trovato come scrivere il mio nome utilizzando i tan del gioco tangram:
provate anche voi…è uno spasso!

Pubblicato da: trequattrocinque | 12 dicembre 2010

Mappe dello spazio

Interessante creare mappae concettuali per capire meglio l’ambiente che ci circonda, come noi lo utilizziamo e consideriamo.

Lo è anche per i bambini della scuola primaria, che potranno creare mappe dell’aula con appropriata simbologia e posizionare i vari elementi.

Proposta di attività:

Chiediamo ai bambini come possiamo disegnare uno spazio grande in un formato piccolo, collocando tutti gli elementi nella posizione giusta.  Stimoliamo un confronto per portarli alla conclusione che tutto debba essere ridotto. Quindi innanzitutto ricorrere a simboli condivisi, meglio se richiamano la forma e la funzione dell’oggetto rapprensentato.

Dopo aver riprodotto la classe, un’altra attività potrebbe essere quella di fare un’altra mappa della scuola e dei suoi dintorni.

Bisogna quindi stabilire alcune regole per rappresentare i luoghi:

  1. manteniamo la visione dall’alto
  2. lo spazio deve essere delimitato (es. diverse piante per diversi piani)
  3. stabilire un orientamento

Importante è far riconoscere il significato di confine, per questo bello sarebbe portare i bambini in giardino e fargli percorrere il confine esterno.

Nel realizzare la pianta della scuola (e poi magari anche del quartiere) corretto sarà aiutarli a scegliere alcuni colori con i quali caratterizzare i vari ambienti, costruendo una legenda) .

Come ultima possibile attività si può pensare di scegliere la pianta della scuola e di costruirci attorno un reticolo, attraverso il quale i bambini potranno individuare le coordinate dei vari ambienti.

Infine verbalizziamo le proposte aggiungendovi lo scopo delle nostre azioni, perchè ci dirigiamo verso un luogo, quale funzione attribuiamo a quello spazio.

Pubblicato da: trequattrocinque | 11 dicembre 2010

Mappe concettuali

Dopo lunghissime giornate sono riuscita a terminare la mappe concettuali: una delle prove individuali in preparazione all’esame, sui miei spazi.

Ho iniziato a fare una mappa della mia camera da letto, poi una dell’intera casa, una terza del mio quartiere ed infine una del mio paese.

Naturamente in queste mappe concettuali create tramite cmps tools, andavano approfonditi i vari collegamenti con frecce, inserendovi la motivazione: come la abito, perchè mi muovo in un determinato spazio e non solo come è arredata la stanza/casa o quali edifici e strutture possiede la mia città.

Ho cercato di mettere in evidenza i contenuti e i vari aspetti delle mappe anche attraverso i colori e le forme.  Sia nella mappa della stanza sia in quella della casa ho cercato di dare forma all’arredo e ai locali, con il colore che è in loro predominante. Mentre per le mappe relative al quartiere e al paese mi sono concentrata sulla composizione e localizzazione de punti (strutture) di riferimento, differenziandole per colore in base al servizio offerto.

Ho mantenuto in tutte le mappe concettuali la forma del cerchio e il colore rosa per le funzioni da me svolte con relative motivazioni.

Interessante è stata quella relativa al quartiere, ora non si sente più molto questo termine, se non per le grandi città.

Mentre una volta, anche nel piccolo paese, c’erano proprio diverse zone, dette appunto quariteri. Per me non è stato semplice ricercare a quale quartiere appartenessi. Dopo lunghe discussioni con i miei genitori, entrambi nativi del mio paese, siamo giunti alla conclusione che la mia recente zona è molto vicina ad un quartiere anticamente definito: Cascina del pè. Ora mi informerò meglio sulla dicitura “Pè”, ma la parte iniziale è chiara: nel mio quartiere, ai margini del paese, vi erano e vi sono tutt’ora alcune cascine.

Ora, avrei voluto aggiungere una nuova strada, che in alternativa alla mia via spesso percorro, ma purtroppo non sono ancora riuscita a trovare un nome allla via…su varie mappe e cartine della mia città non è segnata.


Pubblicato da: trequattrocinque | 9 dicembre 2010

Confrontiamo alcune relazioni

Vi sono alcune relzioni che legano alcune figure geometriche del tangram.

Andiamo a vederle e a conforntarle:

Il triangolo grande è la somma sia del triangolo medio sia dei due piccoli; ma non solo… è anche la somma del quadrato e dei due triangoli piccoli.


 

 

 

Il quadrato è la somma dei due triangolini.

 

 

 

 

 

Il romboide è anch’esso la somma dei due trinagoli piccoli.

Pubblicato da: trequattrocinque | 9 dicembre 2010

Le figure del tangram

L’attività che presenterò si potrà fare anche con i bambini del terzo anno della scuola primaria.

  • Quali sono i poligoni da cui è composto il quadrato del tangram? Da due triangoli grandi , un triangolo medio, due triangoli piccoli, un romboide e un quadrato

 

 

 

 

  • Come sono i due triangoli grandi? E i due triangoli piccoli?  Hanno la stessa forma, si sovrappongono perfettamente, hanno lo stesso perimetro e la stessa superficie, quindi sono cong ruenti.

 

 

 

 

  • Se avvicino i due triangoli piccoli quali figure posso ottenere?  Un triangolo più grande, il quadrato e il romboide

 

 

 

 

  • Come sono tra loro il quadrato e quello ottenuto dai due triangoli piccoli? Congruenti.

Pubblicato da: trequattrocinque | 9 dicembre 2010

Costruiamo il tangram

Come vi preannunciavo mio marito ed io abbiamo costruito un tangram.

Abbiamo voluto farlo in legno. Così dopo aver scelto il pezzo e averlo fatto diventare un quadrato di lato cm. 20, abbiamo tracciato le linee sulle quali avremmo poi tagliato.

Per prima una diagonale, che forma due triangoli.

Abbiamo diviso nuovamente uno dei due triangoli in due parti, formando ancora altri due triangoli più piccoli: le prime due figure del tangram.

Dall’altro triangolo grande abbiamo ricavato gli altri cinque pezzi.

Prese le misure abbiamo calcolato la metà dei lati obliqui, punti medi del cateto, successivamente abbiamo unito i due punti, formando ancora un altro triangolo all’estremità.

Abbiamo poi formato un quarto triangolo unendo l’altezza del trapezio.

Il quadrato lo abbiamo ottenuto proseguendo la prima diagonale, fino ad arrivare al terzo triangolo ottenuto.

Così facendo ci siamo trovati un trapezio rettangolo. Partendo dal vertice alto del lato retto del trapezio abbiamo tracciato la parallela al lato obliquo.

Questo lavoro se pur impegnativo ci è piaciuto molto, difatti subito dopo aver tagliato il primo tangram ne abbiamo subito fatto un altro partendo da un quadrato la metà più piccolo.

Ora con questo materiale/gioco potrò prepare il lavoro di gruppo!

 

Pubblicato da: trequattrocinque | 5 dicembre 2010

Che lavoro

Stamattina mio marito ed io, dopo esserci ben informati su come si possa costruire un tangram, ci siamo messi al lavoro.

Lo abbiamo fatto in legno: tanta pazienza, gli attrezzi giusti, ma soprattutto abbiamo messo in pratica la teoria acquisita.

Spiegherò meglio nel dettaglio il nostro preciso ed accurato lavoro nel prossimo post…

Aggiungo soltanto che ci siamo lasciati prendere e ne abbiamo realizzati ben due!

Buon riposo!

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